di Mario Albanesi
Il crollo della società di rilevamenti Audiradio, ha dato motivo alla nostra associazione no profit e al suo giornale periodico Nuove Antenne di raccontare in video in puntate di 4 minuti cosa è accaduto in campo radiotelevisivo; le distorsioni gli abusi che sono stati commessi senza che il servizio pubblico della Rai dicesse una parola sull’argomento, organizzasse dibattiti su di un tema considerato “Tabù”, tacendo cioè su quanto è alla base della democrazia: il diritto a comunicare.
A trentacinque anni dal pronunciamento della Corte Costituzionale in campo radiofonico e televisivo, alle prese con una situazione generale radiotelevisiva ormai insostenibile aggravata dalla crisi economica mondiale particolarmente acuta nel nostro Paese, si rende necessaria una narrativa generale che informi soprattutto i giovani delle clamorose illegalità commesse da una palude affaristica di accentratori di potere politico e di risorse economiche che per vent’anni hanno imposto la legge del più forte nel settore delicato della comunicazione. (10 lug 2011)
1) “Concorrenza e colore dei calzini”
La Corte costituzionale, chiamata nel 1976 a decidere se gruppi privati avessero il diritto o meno di far radio o televisione sull’intero territorio nazionale, rispose di no con la sentenza n.202 per l’inattendibilità del privato rispetto al Servizio pubblico e per gli effetti della concorrenza che avrebbe determinato un abbassamento del livello culturale delle trasmissioni. Solo l’emittenza a corto raggio che operava sul territorio avrebbe potuto farlo, per meglio servire le popolazioni del posto, ed per esercitare una blanda concorrenza di stimolo, benefica nei confronti della Rai. (15 lug 2011)
2) “I grandi responsabili”
3) “Pretori coraggiosi”
Si accorsero del gravissimo pericolo che correva il diritto a comunicare alcuni magistrati coraggiosi che tentarono di far rispettare la decisione della Corte costituzionale ma non riuscirono ad arrestare la marcia trionfale delle reti nazionali abusive protette da una serie di decreti degni di un paese gestito da banditi. Queste, non appena consolidato il loro potere e dopo 15 anni di completa assenza di leggi che governassero il settore radiotelevisivo, decisero che scriverne una con le loro stesse mani che si confacesse ai loro interessi, prontamente accolta dal ministro del tempo Oscar Mammì. (31 luglio 2011)
4) “Cara radio compagnia…”
Il crollo del sistema democratico di comunicazione fu possibile per le complicità a tutti i livelli della direzione Rai che incurante delle gravi limitazioni poste alla stessa Azienda, di fatto pose il veto sulle trasmissioni che potevano informare i cittadini cosa si stava tramando ai loro danni. Le oltre 5000 fra radio e televisioni locali buona parte nate con un progetto ben preciso si ridussero a meno di un quarto costrette a chiudere o a vivere in un mercato asfittico dominato dalle reti nazionali che favorivano alcune emittenti locali con le quali avevano particolari legami politici. (3 agosto 2011)
5) “Concessioni-truffa”
Il crollo del sistema democratico di comunicazione fu possibile per le complicità a tutti i livelli della direzione Rai che incurante delle gravi limitazioni poste alla stessa Azienda, di fatto pose il veto sulle trasmissioni che potevano informare i cittadini cosa si stava tramando ai loro danni. Le oltre 5000 fra radio e televisioni locali buona parte nate con un progetto ben preciso si ridussero a meno di un quarto costrette a chiudere o a vivere in un mercato asfittico dominato dalle reti nazionali che favorivano alcune emittenti locali con le quali avevano particolari legami politici. (5 agosto 2011)
6) “Specchietti e lustrini”
Nonostante le radio e televisioni sul territorio fossero ormai considerate vicino all’estinzione, quasi improvvisamente è apparsa con la crisi irreversibile dei modelli delle televisioni a base di lustrini e specchietti per le allodole e delle radio “tutta musica”, l’esigenza di collegarsi idealmente con la tanto citata sentenza n. 202 della Consulta mediante una rinascita democratica enunciata nella parte finale, che riducendo lo strapotere delle reti nazionali, accolga la forte domanda di far radio e televisione in etere oltre che sul Web di un insieme di soggetti della società civile. (8 agosto 2011)
7) “Il rilancio”
Non è così semplice far fronte e modificare una ventennale tendenza alla prevaricazione, alle canagliate partitiche e di governo che si sono tradotte in favore di pochi elementi che hanno acquisito enormi quantità di denaro e di potere a danno dell’intera collettività. In questa sede è solo possibile chiedere al mondo politico che non ha perso il senso della democrazia e della giustizia di procedere in direzione di una nuova regolamentazione radiotelevisiva. I dieci punti che seguono non sono che una traccia dei più immediati provvedimenti da adottare per ridare ossigeno ad un settore che chiede rispetto. (11 agosto 2011)
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