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ULTIMISSIME - Febbraio 2012

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Ultimo aggiornamento: 02/07/2012 07.41

28 febbraio 2012
DUE POSSIBILI SOLUZIONI
Ieri abbiamo inviato un comunicato alle agenzie e alle parti istituzionali interessate pubblicato anche da www.newslinet.it - il quotidiano certamente più letto dal mondo delle comunicazioni - in cui vengono enunciate due possibili soluzioni su due problemi di somma importanza: la sorte del servizio pubblico radio tv e quella delle "locali" attualmente allo sbando come avevamo previsto abbondantemente quando l'intero comparto televisivo e le loro inesistenti rappresentanze sindacali si illudevano che il digitale avrebbe dipinto tutto di rosa.
Come abbiamo scritto nell'articolo che precede questo, prima di orientarci su soluzioni radicali e verificarne la fattibilità ci siamo confrontati con le forze istituzionale più importanti: contatti che fra alterne vicende si sono protratti per circa quaranta giorni.
L'intera categoria dovrebbe far proprie queste posizioni tratte dai dieci punti pubblicati con largo anticipo sul nostro giornale Nuove Antenne (
cfr. www.nuoveantenne.it numero di ottobre) per evitare che anche per le radio suoni la loro ultima ora con l'ìmposizione avventurista e affaristica di un digitale che nel migliore dei casi le decimerebbe.
Quello che segue è il link dell'articolo pubblicato da Newslinet e il testo in originale
 

  
 

COMUNICATO DEL SINDACATO NAZIONALE RADIO TV CONNA

 

Il Conna, Coordinamento nazionale Nuove Antenne, insieme all’emittenza locale, ha sempre visto il Servizio pubblico radio tv come un elemento insostituibile della democrazia.

E’ così che il nostro direttivo fin dalla ripresa dei lavori parlamentari dopo le ferie natalizie, ha tessuto tutta una serie di incontri con elementi determinanti del Ministero dello sviluppo economico in sede politica e tecnica, cui ha rivolto proposte sui numerosi problemi che affliggono la categoria ed in particolare su due di essi: la risoluzione del groviglio delle questioni Rai e delle televisioni locali. 

Considerato che l’Azienda pubblica radiotelevisiva fu limitata dalla legge Mammì da un “tetto” nell’incettazione della pubblicità, lasciando praticamente le reti televisive private libere di poter scorazzare indisturbate sul mercato pubblicitario delle risorse, attribuendo alla Rai i proventi derivati dalla tassa sul possesso di ricevitori tv che l’avrebbero resa facilmente attaccabile e sempre più impopolare, il Conna ha suggerito di abrogare completamente il “canone tv” visto ormai dai cittadini come una tassa anacronistica, fuori dal nostro tempo come lo fu quella sulla detenzione di un pianoforte presso le civili abitazioni.

Con la contemporanea abolizione del famigerato “tetto” il Servizio pubblico sarebbe meno vulnerabile e più difficile preda dei partiti, evitando di ricorrere a forme di privatizzazione che snaturerebbero completamente la sua funzione di Servizio pubblico.  

La seconda proposta liberatoria, apparentemente bene accolta come la precedente, riguarda la sistemazione dell’emittenza locale televisiva sottoposta a vessazioni inaudite come quella dell’esproprio e vendita dei canali di trasmissione in parte già avvenuta.

Anche in questo caso– tenendo conto che con una pianificazione adeguata, tutte le “locali” potrebbero essere ordinate stabilmente in appena tre canali a copertura nazionale - il problema potrebbe essere risolto utilizzando le frequenze già destinate ad essere regalate alle reti private e alla Rai che non ne ha affatto bisogno.

Resta ora in mano ad alcune forze politiche che sostengono l’attuale governo di riuscire a vincere le forti resistenze in direzione di possibili cambiamenti derivati dagli studi e dalla pratica che la nostra associazione ed il suo giornale periodico Nuove Antenne hanno svolto in 36 anni di attività sindacale all’interno del comparto dell’informazione.

  

Roma, 27 febbraio 2012

24 febbraio 2012
INSOPPRIMIBILE
Mentre altri organizzano l'ennesima passerella autopromozionale di politici sbandati alla ricerca del tempo e delle idee perdute: tra gli altri Gentiloni, Caparini (quest'ultimo noto per i soldi elargiti a Radio Padania e le frequenze occupate dalla medesima), Il Conna non ha perso tempo dedicando dalla ripresa dei lavori parlamentari tutto l'impegno possibile per tentare di risolvere alla radice con una vasta operazione di recupero quanto di male hanno prodotto 25 anni di berlusconismo.
Sì', 25 anni, e non 17/18 a far data dal primo governo di centro-destra come molti credono, perché da molto tempo prima dell'emanazione della sciagurata legge Mammì (6 agosto 1990) già albergavano nell'allora  Ministero delle Poste e Telecomunicazioni nei palazzi dell'Eur e della Rai di viale Mazzini soggetti prezzolati di tutta fiducia (qualcuno finito in carcere)  dell'impero nascente televisivo privato.
Gli incontri che abbiamo avuto sono stati numerosi e di alto livello nel senso che all'interno di questo governo e di quella parte politica  non compromessa dal malaffare, abbiamo trovato persone che hanno ritenuto "insopprimibile" l'esistenza di radio e televisioni locali che invece sono costante bersaglio di tutti i tentativi possibili per impedire loro di esistere.
Il vero inconveniente che è apparso difficile superare è il forte frazionamento della categoria, e per questo motivo la nostra associazione e i nostri interlocutori non hanno nascosto la difficoltà di svolgere una vera, incisiva azione sindacale - ora è completamente assente - sostituita da qualche trovata estemporanea volta a salvare la faccia se non a monetizzare ulteriormente le disgrazie degli altri.
Il Conna in questi contatti si è fatto portatore di tutta una serie di rivendicazioni in funzione degli interessi delle radio e televisioni locali e del Servizio pubblico Rai, mostrandosi deciso a perseguirli comunque.
Nei prossimi giorni, pur nei limiti della riservatezza con la quale ci muoviamo, chiariremo meglio ciò che intendiamo fare.

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