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                                                          Ultimo aggiornamento: 17/11/2017 07.54

16 novembre 2017
CONTRIBUTI A RADIO E TV LOCALI
Dal 22 novembre sarà possibile inoltrare le domande online per i contributi alle emittenti radiofoniche e televisive locali, con le seguenti scadenze:
 

Anno contributi

Presentazione domande

Contributi 2016

dal 22 novembre al 21 dicembre 2017

Contributi 2017

dal 2 gennaio al 31 gennaio 2018

Contributi 2018 e successivi

dal 1° febbraio al 28 febbraio

Per maggiori informazioni: cliccare QUI

15 novembre 2017
DUE DIPENDENTI

Dopo l'imposizione alle radio locali commerciali di due dipendenti, contenuta al punto 2-bis della legge 66/2001 confermata nonostante la sua palese incostituzionalità da Tar e Consiglio di Stato dietro evidenti pressioni ministeriali tutte a favore delle aziende di grosse dimensioni che non hanno mai tollerato la presenza delle piccole imprese, il Conna, considerato che il tempo concesso per rivolgere le domande e cambiare ragione sociale era stato eccessivamente breve, non cessò di esercitare pressanti richieste di riapertura dei termini per presentare le domande riuscendo ad ottenere una proroga di 15 giorni che salvò circa 200 radio locali dalla chiusura, permettendo la trasformazione delle radio commerciali in comunitarie alcune delle quali, in seguito, nei nostri confronti, mostrarono ben scarsa gratitudine.
In tempi recenti, il Ministero che ha perso anche l'identità perché non si sa più come chiamarlo, insieme all'Agcom, decise – sempre a tutto favore delle reti nazionali – che una ulteriore trasformazione delle “commerciali” in “comunitarie” che possono trasmettere comunicati commerciali in piccola misura avrebbe creato meno turbative al mercato pubblicitario. Quindi oggi, se ancora una volta non verranno cambiate le regole, è possibile modificare la propria radio in "Comunitaria" evitando agli effetti della percezione dei contributi l'illegale (incostituzionale) imposizione di due dipendenti di cui uno giornalista.
La domanda di trasformazione deve essere inviata tramite Pec o Raccomandata R/R al Ministero dello Sviluppo Economico.

TRASFORMAZIONE DI UNA RADIO COMMERCIALE IN COMUNITARIA

Vantaggi:

intestazione della concessione senza avere l'obbligo di assumere almeno due dipendenti;
costi di gestione ridotti (ad esempio: SIAE Euro 500/anno anzichè 1000);
non obbligatorietà all'iscrizione alla Camera di Commercio e attribuzione di Partita IVA.

Svantaggi:

limitazione della presenza pubblicitaria a max il 10% orario (in pratica max 3 minuti ogni ora);
obbligo di autoprodurre
programmi informativi per il 30% dell'orario di trasmissione tra le 7:00 e le 23:00.

16 ottobre 2017
MA QUALI CONTRIBUTI!
Il recente regolamento pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale come Decreto del Presidente della Repubblica, ridisegna completamente le norme che fino a oggi regolavano la concessione dei contributi alle testate radiofoniche e televisive.
Sicuramente le modifiche erano necessarie e da tempo attese, ma che esse penalizzassero ancora più gravemente i soggetti esercenti di piccole radio e tv, specialmente comunitarie, è una sorpresa che non ci auguravamo.
Il Decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 2017 n. 146  (“Regolamento per il riparto delle risorse del Fondo per il pluralismo e l’innovazione dell’informazione”) infatti prevede una ripartizione ampiamente iniqua che favorisce le tv e radio commerciali, riservando alle comunitarie appena qualche briciola (alle tv il 25% e alle radio il 5% dei fondi.
Chiaramente per accedere alla contribuzione sono state inasprite le regole per tutti i soggetti: le tv commerciali di grandi città come Roma o Milano dovranno avere in organico almeno 14 dipendenti, di cui 4 giornalisti.
Non solo! Chi risulterà tra i primi 100 soggetti in graduatoria potrà ottenere il 95% del contributo, mentre i restanti dovranno accontentarsi di un misero 5%!
Rimandiamo alla lettura del seguente articolo "Norme Vergognose" per conoscere la posizione del CONNA.

08 ottobre 2017
NORME VERGOGNOSE
Come era ampiamente prevedibile, l'attuale governo sta attuando la politica antiprogressista di Matteo Renzi che con la chiave del passpartout del "giovanilismo" e del "lo vuole l'Europa", ha saputo vendere la merce avariata di una classe dirigente di giovani nati vecchi.
Se ne vedono gli effetti dopo Renzi, che continua a smanettare con i suoi fidi e i suoi prestanome ancora al governo - vere teste di legno - nonostante il Paese non veda l'ora di toglierseli di torno.
Anche nel campo che ci interessa come associazione per la difesa dell'emittenza locale e del pluralismo dell'informazione, constatiamo che siamo finiti nelle peggiori mani che potevamo augurarci con un incompetente, Gentiloni, al servizio dei potenti che cerca di accontentarli in ogni modo, specie se si tratta di compagnie telefoniche.
Ci siamo scontrati con lui quando da sottosegretario (con la emme minuscola) alle comunicazioni, ricevette tutte le associazioni meno la nostra perché poteva darsi gli agitasse qualche problema per lui difficile da risolvere.
Basta; non merita si sprechino altre parole per descrivere quest'uomo che insieme a Giacomelli hanno le mani libere per poter colpire a loro piacimento radio e televisioni che non siano nazionali, perché quelle è meglio tenersele buone, perché esse sono pronte a sostenere le decisioni del governo, pronte ad avvalorare lo schermo di decisioni comunitarie che magari non ci sono mai state.
Un classico esempio viene dalle ultime decisioni del Mise che è deciso ad avvallare quella vergogna di norme - l'imposizione dei dipendenti per le radio e le televisioni locali viene notevolmente appesantita con l'assunzione obbligatoria di giornalisti, senza che la categoria si mostri decisa a reagire in regime di autodifesa.
Nel frattempo sono nate "associazioni di categoria" improvvisate dietro le quali c'è il titolare di una impresa che intende darsi maggior peso degli altri, che hanno affiancato quelle finte già esistenti, note per aver avvallato ciò che procedeva in senso contrario agli interessi dei loro iscritti, compresa la grave questione del diritto d'autore.
Il masochismo di chi continua a far capo e ad alimentare i suoi parassiti invece di toglierseli di dosso sembra non abbia limite..

01 ottobre 2017
IL RIMEDIO
Il recente pronunciamento della Corte suprema ha sollevato non poche preoccupazioni a coloro che magari da anni esercitano la professione di giornalista senza essere iscritti all'Albo (che è uno solo e non due come molti pensano, per la distinzione pubblicisti/professionisti dovuta spesso ad antiche e anomale diversificazioni di carattere retributivo e sindacale).
Crediamo il problema non sia da poco e si aggiunge alla serie ormai infinita di regole che dal caos iniziale, dove tutti potevano far tutto (anni '70, '80 e '90), poco per volta sono state imposte rendendo la vita praticamente impossibile alle piccole imprese, associazioni, fondazioni, etc che non possono far fronte a tutto.
Il Conna ha esaminato la questione, e abbiamo buone ragioni per pensare di fornire degli argomenti validi di difesa che pur rispettando quanto ha sentenziato la Cassazione possono sollevare da responsabilità quanti di fatto esercitano la professione di giornalista senza esserlo.
Notizie in merito potranno essere fornite per iscritto a quanti ci manderanno il loro indirizzo e-mail.

24 settembre 2017
UNA BUONA NOTIZIA
Abbiamo dedicato i mesi estivi in cui il Paese poco per volta si ferma per poi riprendere lentamente, per descrivere il lavoro che abbiamo fatto in tema di  diritto d'autore, una delle questioni da ritenere prioritaria perché assilla le radio e le televisioni locali già alle prese con tanti altri problemi .
Abbiamo quindi accertato ciò che in parte già sapevamo ma anche appreso particolari che hanno meglio delineato il quadro intricato della situazione; intanto precisiamo che l'interesse che muove la nostra associazione di categoria è quello di avere una sola controparte cui pattuire l'entità dei compensi come stabilisce la legge 633/41, e che di fronte a richieste esagerate da parte della Siae sia sempre il giudice a decidere su eventuali ricorsi.
Detto questo, manifestiamo il nostro stupore perché di fronte a degli indirizzi che possono portare alla distruzione della Siae, da parte di una miriade di pretendenti diritti d'autore della più diversa natura, gli autori ed editori  iscritti alla Siae nelle varie tipologie perduri un mutismo autolesionista magari aspettando che altri prendano iniziative che possono risultare tardive e inefficaci. 
Essi dovrebbero prendere coscienza, nel loro interesse, di trovarsi di fronte ad un caso abnorme che difficilmente ha riscontri in altre società, a meno che esse non siano minate dall'interno da elementi infedeli e traditori, magari gli stessi che dovrebbero difenderla e tutelarla.
Alla nostra associazione il problema interessa marginalmente per soddisfare quel senso di giustizia che dovrebbe essere presente in tutti noi ogni qualvolta ci si trova di fronte a dei bari che truccano il gioco mentre percepiscono lauti stipendi da coloro che danneggiano. Quel che possiamo fare è un'opera informativa di grazia ai soci Siae cominciando dagli editori che hanno tutto da perdere da una Siae condotta poco per volta al massacro.
Ristretto il campo e delineati meglio i nostri compiti, ritorniamo ai nostri associati molti dei quali hanno pendenze giudiziarie ancora da definire;
essi devono ricordare ai loro avvocati che l'associazione di categoria dei loro assistiti, a suo tempo stipulò una Convenzione che stabiliva le modalità e l'entità dei compensi che in seguito la Siae disdettò cambiandone unilateralmente le regole senza che ne seguisse una qualsiasi trattativa con la nostra associazione.
Constatato questo atteggiamento, inconsueto per una grande società,  il CONNA al tempo diffidò la Società degli autori a intavolare negoziati con parti di comodo escludendo la nostra che dovendo tutelare gli interessi delle emittenti più piccole poteva porre dei problemi che altri non hanno.
Purtroppo, alla nostra diffida giudiziaria curata dall'avvocato Gianluca Brionne la Siae rispose ancora una volta con il silenzio contravvenendo principalmente agli articoli 46 e 179 della legge 633/41 e all'art. 16 del relativo suo Regolamento (R.D. 1369) che la impegnano alla contrattazione con le associazioni categoria.
A questo punto la nostra associazione stupita da tanta incuria, sciatteria e prepotenza, da sostenitrice della Siae ritenuta un utile ente di tutela degli autori, fu costretta a lasciare liberi i suoi associati di sottoscrivere o meno contratti di che non siano il prodotto di trattative fra la Siae e tutte le organizzazioni di categoria, nostra compresa.
La buona notizia che annunciavamo nel titolo visto che il gioco si fa duro, consiste nella disponibilità del Conna a fornire tutto il materiale probante in nostro possesso - compreso il testo della diffida giudiziaria dell'avvocato Brionne - agli avvocati che se ne vorranno valere, che da solo basterà a suscitare fieri dubbi da parte di un qualsiasi giudice sulla correttezza della Società degli autori ed editori Siae.
Il discorso vale anche per i pretendenti dei "diritti connessi": oltre alle ragioni assai discutibili circa la legittimità delle loro richieste, evitando i contatti con le associazioni di categoria, essi hanno contravvenuto alla legge 633/41 e al suo Regolamento, quindi, al momento, nulla possono pretendere.

12 settembre 2017
3 DOMANDE ALLA SIAE
Questo è il documento consegnato alla Siae che riafferma ancora una volta alcuni concetti:
1) cosa è il "diritto connesso a quello d'autore e quale base logico-giuridica ha che lo sostiene;
2) perché non si è pensato durante le losche trattative politiche che la percezione dei proventi di questo non meglio definito "diritto" poteva diventare  impossibile per il numero dei pretendenti  che sarebbero apparsi sulla scena dopo la caduta dell'esclusiva conferita alla Siae?
3) Per quale motivo la Siae non si è opposta con forza a queste manovre "ultraliberiste", facendo addirittura proprie le argomentazioni degli avversari che al momento puntano "appena" ai diritti connessi, ma che in effetti mirano al diritto d'autore in senso lato e all'esistenza stessa della Siae (il caso Fedez insegna)?

Il principale motivo di perplessità contenuto nello “Schema di Regolamento” di cui al decreto legislativo n.35/17 che ci è stato sottoposto, è se ha ancora senso riconoscere all'industria audiovisiva quella che negli Anni Quaranta equivaleva ad una gratificazione, un incoraggiamento alla nascente industria discografica meglio conosciuto come “diritto connesso”
Questa domanda rivolta al mondo politico, imprenditoriale e agli esperti di diritto non ha avuto a tutt'oggi risposte convincenti perché se il sistema si estendesse ad altre categorie non si vede il motivo per cui i costruttori di automobili o di qualsiasi altro bene industriale di consumo non dovrebbero pretendere di riscuotere una sorta di periodico balzello su ciò che hanno progettato e costruitoL'estensore della legge n. 633 del 22 aprile 1941 fu costretto ad accorpare al diritto d'autore questo riconoscimento inconsueto rendendo per contro la Società italiana degli autori ed editori esclusivista, prevedendo il disordine creato dal numero dei molteplici pretendenti dei cosiddetti diritti connessi, nazionali ed internazionali.
Infatti, mentre per oltre cinquant'anni l'AFI - Associazione fonografici italiani mediante un accordo con la Siae aveva potuto percepire il diritto connesso che le spettava in base agli articoli 72 e 73 della legge, è in epoca neoliberista che alcuni gruppi industriali, fiutando buoni affari, ben coperti, economicamente e quindi anche legalmente, hanno mirato direttamente a privare la Siae dell'esclusiva senza che questa – atteggiamento rimasto misterioso - difendesse in modo adeguato i suoi diritti previsti dall'articolo 180 della legge sul diritto di autore.
Ai nostri giorni, sull'onda alla moda delle liberalizzazioni
* imposte all'opinione pubblica come obiettivi miracolosi, i pretendenti sentendosi ormai incontrastati padroni della scena, hanno preso di mira gli anelli più deboli della catena degli utilizzatori di prodotti fonomeccanici: le radio e le piccole televisioni locali che fino ad allora avevano stipulato un contratto con la Siae onnicomprensivo. Molte radio vennero trascinate in tribunale, ma il colpo più grosso queste organizzazioni parassitarie lo ebbero dalla Cassazione quando riuscirono ad ottenere un pronunciamento – invero obliquo - dalla Terza sezione della Cassazione presieduta da quel Claudio Vitalone che subì un processo in merito all'omicidio Pecorelli i cui giudici, pur assolvendolo, ritennero provati i suoi rapporti con la banda della Magliana.
Allo stato attuale i pretendenti individuati sono oltre venti fra italiani e stranieri (società, associazioni, congreghe varie ecc.. ), e nello Schema di Regolamento si stende un velo pietoso su come esse si muoverebbero sul territorio. A distanza di 76 anni, non si può che ammirare la lungimiranza del legislatore della '633 che valendosi di un solo “Organismo di gestione collettiva” intese evitare caos e confusione con il pericolo di rendere i “Diritti connessi” inesigibili per il numero dei pretendenti e per le resistenze degli utilizzatori. (CONNA)

* Basta ricordare quanto ebbe a dire il ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini a Bruxelles sulla scelta della riforma della Siae in alternativa alla sua liberalizzazione:

Anch'io ero partito in direzione di una liberalizzazione , ma poi ho verificato che Paesi molto importanti guardano con una certa invidia al fatto che abbiamo una unica società che si occupa del diritto d'autore, mentre dove ci sono più società, come in Francia, c'è una divisione verticale che comporta una serie di difficoltà operative”.

11 settembre 2017
GIRO DI BOA (3)
L'incontro con la gentile avvocato Saija del 17 maggio di cui abbiamo dato conto nella pagina che precede questa, non poteva certo lasciarci soddisfatti perché la perdita dell'esclusiva conferita alla Siae dall'articolo 180 della legge 633 comporta per le radio locali tutta una serie di problemi che da anni abbiamo individuato e che insieme ad altri "utilizzatori" che hanno intravisto il pericolo di essere assillati da una miriade di postulanti con richieste di licenze, contratti, permessi, in una parola soldi, abbiamo cercato di evitare.
Un incontro con i vertici della Società a questo punto si rendeva necessario, con il direttore Gaetano Blandini ed il presidente Filippo Sugar i quali però hanno preferito ancora una volta delegare l'Ufficio legale questa volta rappresentato dell'avvocato Francesco Agoglia che abbiamo incontrato presso la sede della Siae dell'Eur, il quale ha assunto il medesimo atteggiamento della sua collega Saija: nebulosità, incertezza, esattamente come prevedevamo di sentire per avere la sicurezza che qualcosa di grosso a suo tempo era avvenuto
a favore di coloro che vogliono impadronirsi del redditizio filone dei "diritti connessi" e contro gli interessi dei soci Siae i quali quando saranno a conoscenza dello svolgersi dei fatti non mancheranno di avanzare pesanti interrogativi.
Durante l'incontro, abbiamo presentato un documento che chiarisce i nostri motivi di interesse (che pubblicheremo domani su questa pagina di "Ultimissime") con una interessante presa di posizione finale del ministro dei beni culturali Franceschini che rafforza la determinazione della nostra associazione che ora è in grado più di ieri di dare sostegno a tutti coloro che sono alle prese con problemi giudiziari e richieste ingiustificate dalla Società degli Autori Siae.

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